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L’uomo è un animale sociale, le persone non sono fatte per stare da sole, lo disse Seneca.
Ecco il perché del successo di FB, FF, Twitter, Xing, MySpace, etc. Sui SM si fà esattamente quello che si farebbe in un qualunque altro luogo: conversare, socializzare, condividere, comunicare, informare, avvertire, scoprire, descrivere, manifestare, riferire, confidare, trasmettere e molto altro ancora.
C’è anche chi s’è innamorato e fidanzato tramite i SM: galeotto fu il tweet..
I social media hanno consentito l’abbattimento di barriere che senza i nuovi media e senza internet sarebbero state impossibili da valicare con questa facilità. Basti pensare alla velocità con cui il nostro messaggio può raggiungere potenzialmente chiunque nel mondo e in qualunque posto.
Sono così cambiati anche le nostre azioni quotidiane, alcuni costumi: mattina e sera un tweet per dare buongiorno e buonanotte, le foto del matrimonio su Flickr, la ricerca del ristorante con l’IPhone, la lettura dei feed in metropolitana e dell’e-book in treno.
E la comunicazione d’impresa ha il dovere di adattarsi. Non è una scelta, ma una necessità; e le aziende che sapranno adattarsi meglio a questi nuovi paradigmi avranno un grande vantaggio rispetto ai concorrenti. Che l’azienda sia composta da 1, 10 o 100 persone, fa un’enorme differenza; ma le regole di base, valgono per tutti, un pò come la buona educazione….
Per affronatare al meglio i SM ricordate sempre di…
Ascoltare: è la cosa più importante. Non parlate ai consumatori. Non vogliono ascoltarvi, vogliono essere ascoltati. Vogliono la vostra attenzione.
Osservare, le persone; interessatevi, davvero, cercate di capire che cosa preferiscono, i gruppi che frequentano, come fareste con una persona appena presentata.
Accettare, quello che si dice della vostra azienda significa capire che se qualcuno parla male di voi c’è una ragione, e la cosa migliore non è cercare di censurare o nascondere perché non riuscirete, ma è capirne il motivo e migliorarsi: provare a relazionarsi e spiegarsi onestamente con chi si lamenta di voi è un primo passo.
Rispondere, quando siete chiamati in causa: la premessa per costruirvi una buona reputazione!
Rispondere significa non soltanto replicare quando viene detto qualcosa di sbagliato o falso su di voi, ma anche intervenire per segnalare contenuti interessanti prodotti da voi ma soprattutto da altri; integrate discussioni e rispondete alle domande poste anche se non direttamente.
Creare contenuti, di interesse per i vostri potenziali clienti; elaborare informazioni che vi riguardano significa non soltanto curare al massimo i testi del vostro sito e del vostro blog ma anche creare video, foto e contenuti multimediali in genere.
Condividere i contenuti che avete creato e lasciate agli altri la libertà di condividerli. E’ il modo migliore di ottenere visibilità sui social media, dove l’informazione tende a essere diffusa di clik in clik. Condividete anche i contenuti che ritenete interessanti ma che sono stati creati da altre persone: è il modo migliore di instaurare relazioni con le persone su Internet e di ottenere credibilità!
Partecipare, sempre e dovunque: cercate di essere presenti nei principali social network e siti di settore, nei commenti dei blog importanti, fatevi trovare anche sui motori di ricerca. Su Internet cercare di portare le persone sul proprio sito per poi comunicare richiede molte più risorse che comunicare direttamente dove le persone sono: inoltre quest’ultima strategia risulta più efficace perché consente di targetizzare i propri modelli comunicativi a seconda delle persone presenti in ogni specifico ambiente virtuale.
Divertirsi. E sì, perché se ci si preoccupa troppo dei risultati e della strategia si rischia di apparire falsi. Sui SM bisogna essere creativi, disponibili a investire del tempo per parlare davvero con le persone, per guardare video, per scoprire ogni giorno cose nuove.
E visto che non ci occupiamo di bulloni ma di vino, prodotto emozionale (per eccellenza..), cercate di trovare ‘la vostra’ maniera di trasmettere questo plus…

In ritardissimo, vi racconto l’ultimo tasting panel del 2009 dedicato alla Barbera d’Asti Superiore 2007 della Cantina ‘La Maranzana‘.
‘Un’iniziativa ben curata e comunicata dalla Cantina, che consta circa 200 soci e quasi 450 ettari di vigneti nel Monferrato.
Ci tengo a sottolinearlo perché di realtà cooperative (grandi o piccole che siano) che operano bene, sia in termini produttivi che gestionali, sono ancora troppo poche in Italia; il tasting è stato promosso attraverso Twitter a dimostrazione del fatto che anche in termini di comunicazione La Maranzana ha le idee ben chiare.
Avendone avuto l’opportunità ho scelto la Barbera Superiore, come vino da assaggiare, perché mi piace la/il Barbera; femminile o maschile, ancora non l’ho capito, ma io uso maschile o femminile a seconda del vino che mi ritrovo nel bicchiere, un un modo (o un vezzo) che mi permette di connotare (almeno secondo i miei canoni e la mia esperienza) subito il carattere del vino.
Dicevo, mi piace molto questo vitigno, soprattutto se non mi trovo di fronte ad un vino giovane.
Dovendo assaggiare il vino per il tasting panel, ho pensato di fare l’assaggio con tanto di scheda alla mano e poi durante la cena.
Colore carico, tendente al violaceo, molto invitante; ma altrettanto non è stato al naso e così in bocca. Subito al naso il legno, come un coperchio sui profumi che comunque emergono, diversi e abbastanza intensi; in bocca diretto e piacevole ma non ho sentito il 14% riportati in etichetta.
Insomma, non sono stata troppo soddisfatta lì per lì, e anche il punteggio sulla scheda confermava la leggera delusione; mi aspettavo qualcosina di più, ma…
C’è un grande ma, perché questo vino è riuscito a stupirmi dopo, molto dopo. Lasciato lì sul tavolo, qualche ora, per curiosità l’ho riversato nel bicchiere e si è scoperto. Il legno è passato decisamente in secondo piano, lasciando spazio ai tanti intensi profumi: i frutti di bosco, la ciliegia, un pò di tabacco e di vaniglia.
In bocca sono emersi i tannini ( forti, decisi, molto piacevoli, che danno sostegno e consistenza) e la liquirizia.
Insomma, l’ho trovato un vino molto timido, che ha necessitato di tempo per aprirsi, per dare il meglio di sè; un vino che ha ancora bisogno, a parere mio, di starsene ancora un pò quieto in cantina, a riposare e maturare.
Comunque un bel vino, con un bel carattere da consolidare e che può dare grandi soddisfazioni, non solo per chi lo beve ma anche per chi lo produce; un vino di cui esser contenti, insomma, una conferma che la strada intrapresa è quella giusta.
La butto lì; sarebbe interessante riassaggiare, tra un annetto, lo stesso vino; magari sarebbe interessante far riassaggiare a tutti i panelisti i vini un anno dopo, per scoprirne l’evoluzione…

2009, ti scrivo, e non mi scuso se non inizio con un ‘caro’, perché caro, inteso come prezioso, proprio non lo sei stato.
Ho ripensato a te, in questi giorni, è tempo di bilanci, lo sai. Ma non metto mano nè alle carte nè alla calcolatrice, mi rifaccio alle sensazioni e alle emozioni che provo ora e a quelle che ho provato.
Di belle cose, a me, ne hai donate, lo devo ammettere, per lo più derivanti dalla sfera personale: la famiglia e gli amici ( i soliti, quelli ritrovati, quelli nuovi).
Ma per lo più sei stato un anno, per andarci con mano leggera, duro, molto duro.
Il 2008 è stato un anno pesante, ma alla fine, mi sentivo propositiva, con tanta voglia di ricominciare; erano tanti i progetti, gli obiettivi da raggiunegere, tante le speranze, tanta l’energia da utilizzare.
Tu no: tu ci hai davvero provati, prosciugati, inariditi, perché hai spazzato via progetti, sogni, sicurezze, facendoci sprofondare nell’incertezza.
Sei sul finire ma la tua fine non da sollievo.
Io non ho desiderato, a differenza di altre volte, che tu finissi, che iniziasse un nuovo anno; e sai perché? Perché mi hai sfiduciata, mi hai scaricata: perché non mi hai dato e non mi dai spunti sul cosa aspettarmi dal nuovo anno; perchè questo tuo finire non è preludio di un nuovo capitolo, ma solo il trascinarci lento verso altri giorni che mi appaiono plumbei senza azzurro all’orizzonte.
Non sei stato come un temporale dopo il quale arriva il sereno, ma come un lungo, uggioso, freddo e nebbioso autunno.
E se te lo dice una che è irrimediabilmente ottimista (nonostante tutto!) non sottovalutare quello che ti scrivo.
Sei stato un anno di allarmismi, di violenza, di disastri, di insinuazioni, di inasprimenti, di intolleranze.
Le soglie di tolleranza si sono talmente tanto abbassate che basta un niente per farli valicare con le evidenti conseguenze.
Facciamo parte di un sistema che vive al limite: minuti contati, giornate iper-organizzate, ottimizzazione. Niente spazio per l’improvvissazione, intesa come ‘carpe diem’.
Sei stato un anno che ci ha tolto fiducia, non solo in un futuro migliore ma soprattutto negli altri; un anno che ha inaridito e imbruttito ancor di più gli animi; che non ha lasciato e non lascia, spazio alla disponibilità, alla fantasia, alla voglia di sognare, alla voglia di sperare e credere.
Ci hai fatto rinchiudere in noi stessi, come ricci di fronte ad un’insidia; ci hai fatto alzare le difese fino a creare barricate che saranno difficile da abbattere…domani.
La cosa più brutta è, secondo me, questa siccità di propositi, di valori, di principi, che ha portato l’ aridità di intenti; con te s’è intensificata perché, ammettiamolo, viviamo anni desolanti. Desolanti perché viviamo nell’epoca dell’apparire e non dell’essere; vale più un telefonino che una persona, un giubbetto firmato che una buona istruzione, una velina più di una brava maestra o un calciatore più di un bravo padre; insomma, vale più la cultura della furberia, dell’immediatezza, del colpo di fortuna che quella del faticare, dell’impegno, della costanza.
Tra le altre cose, la crisi economica, che affonda radici prima di te, ci è caduta addosso togliendoci l’ossigeno.
Questa crisi avrebbe dovuto, dopo il primo disorientamento, darci una grande lezione di vita: riuscire a ritrovare moderatezza di usi e consumi, sobrietà, non-spreco, condivisione e sostegno, in un clima di meritocrazia. Le persone, le aziende, avrebbero dovuto iniziare a fare pulizia e riscoprire le priorità. Ma così non è stato. Chi ha sempre avuto, continua ad avere; chi anaspava, pur facendo il suo, sta asfisiando; c’è chi ancora spreca, chi continua a mangiarci su, e chi non riesce a mangiare; ci sono aziende che approfittano del momento economico per disfarsi del personale, per non pagare crediti dovuti.
Insomma, questa lezione sulle priorità, sull’essenziale, sui veri valori, ancora non l’abbiamo imparata.
Ma ci sono anche persone e aziende, che vorrebbero fare, rimboccandosi le maniche, ma hanno paura; ecco un’altra cosa che ci hai regalato: la paura.
La paura di fare un passo falso, la paura che certe scelte siano più un azzardo che una strategia, la paura che investire sul futuro diventi solo un costo.
Così, 2009, ti saluto, ti dico addio; ma non ti voglio dimenticare. Voglio che tu rimanga ricordo vivido, perché solo così, domani, potrò riuscire ad apprezzare quello che ho e che avrò, poco o tanto che sia. Voglio che tu serva di lezione, se non a tanti, almeno a me; perché anch’io, come molti, a volte ho fatto confusione con le priorità, con il necessario e il suprefluo, tra l’essere e l’apparire.
Accoglierò questo nuovo anno senza grande entusiasmo, con pochissime aspettative ma, sempre perché sono un’ottimista cronica, riuscirò a vedere, anche con lui, il bicchiere mezzo pieno. Alla peggio…rabbocco..

Buona natale a tutti!!
Gesëende Kersfees! Rehus-Beal-Ledeats! Gezur Krishlinjden! Idah Saidan Wa Sanah Jadidah! Feliz Navidad! Shenoraavor Nor Dari yev Pari Gaghand! Selamat Hari Natal! Zorionak eta Urte Berri On! Shuvo Naba Barsha! Vesele Vanocce! Nedeleg laouen na bloavezh mat! Tchestita Koleda; Tchestito Rojdestvo Hristovo! Bon Nadal i un Bon Any Nou! Feliz Navidad! Kung His Hsin Nien bing Chu Shen Tan! Gun Tso Sun Tan’Gung Haw Sun! Feliz Navidad y Próspero Año Nuevo! Sung Tan Chuk Ha! Nadelik looan na looan blethen noweth! Sretan Bozic! Prejeme Vam Vesele Vanoce a stastny Novy Rok! Glædelig Jul! Mo’adim Lesimkha, Chena tova! Jutdlime pivdluarit ukiortame pivdluaritlo! Gajan Kristnaskon! Ruumsaid juulup|hi! Maligayan Pasko! Hyvaa joulua! Zalig Kerstfeest en Gelukkig nieuw jaar! Joyeux Noel! Nollaig chridheil agus Bliadhna mhath ùr! Nadolig Llawen! Shinnen omedeto, Kurisumasu Omedeto! Kala Christouyenna! Mele Kalikimaka! Shub Naya Baras! Selamat Hari Natal! Merry Christmas! Idah Saidan Wa Sanah Jadidah! Nollaig Shona Dhuit, or Nodlaig mhaith chugnat! Gledileg Jol! Buon Natale! Natale hilare et Annum Faustum!Prieci’gus Ziemsve’tkus un Laimi’gu Jauno Gadu! Linksmu Kaledu! Sreken Bozhik! Il Milied it Tajjeb! Meri Kirihimete! Neekiriisimas annim oo iyer seefe feyiyeech! God Jul, or Gledelig Jul!Vrolijk Kerstfeest en een Gelukkig Nieuwjaar! or Zalig Kerstfeast! Bikpela hamamas blong dispela Krismas na Nupela yia i go long yu! Feliz Navidad y un Venturoso Año Nuevo! Wesolych Swiat Bozego Narodzenia or Boze Narodzenie! Feliz Natal! Mata-Ki-Te-Rangi, Te-Pito-O-Te-Henua! Craciun Fericit! Pozdrevlyayu s prazdnikom Rozhdestva is Novim Godom! La Maunia Le Kilisimasi Ma Le Tausaga Fou! Sretam Bozic, Vesela Nova Godina! Hristos se rodi! Vesele, a stastlivy Novy Rok! Vesele Bozicne, Screcno Novo Leto! Feliz Navidad! God Jul and (Och) Ett Gott Nytt År! Sawadee Pee Mai! Froehliche Weihnachten! Noeliniz Ve Yeni Yiliniz Kutlu Olsun! Srozhdestvom Kristovym! Kellemes Karacsonyi unnepeket!: Chung Mung Giang Sinh! Cestitamo Bozic!
[Foto di Belecasel]

Un altro tasting panel, ma questa volta siamo di fronte anche ad un esperimento.
In assaggio due vini, X e Y, entrambi barbera 100% di Cascina I Carpini; X e Y, vini gemelli, nascono da un esperimento che Paolo Ghislandi ha voluto condurre, con due vini prodotti da lui, ma ai quali sono stati (o non sono stati) inoculati lieviti selezionati.
Sono due vini ottenuti da una unica massa vendemmiata da una unica vigna nello stesso momento, suddivisa prima della fermentazione in due masse identiche messe a dimora in due vasche di acciaio identiche poste nelle stesse condizioni ambientali. Ad una massa sono state applicate le metodologie di vinificazione tradizionali con innoculo di lieviti selezionati e utilizzo di metabisolfito di potassio, nell’altra non è stato aggiunto nulla tranne una piccolissima quantità di metabisolfito. Tutte le fasi della vinificazione sono state eseguite in parallelo, nello stesso modo e nello stesso momento, da qui il nome dell’esperimento.
Così, sono figli delle stesse vigne e della stessa cantina, come due figli gemelli, ma, uno tra i due, è un vino ottenuto grazie a lieviti selezionati, l’altro no. Quale sarà?
Così l’esperimento si è concluso con un tasting panel pubblico.
Per i dettagli dell’esperimento, meglio leggere il post scritto da Paolo Ghislandi, titolare di Cascina I carpini.
Ho potuto assaggiare X e Y solo durante una degustazione guidata da paolo Ghislandi, ad Eat-Alia.
In una sala affollata di appassionati curiosi, Paolo ci ha condotto durante la degustazione e ci ha aiutato a cogliere le sottili (sottilissime, in alcuni casi) differenze tra questi due vini.
Passiamo al tasting.
Le differenze di colore, tra X e Y, sono minime, anche se un poco sull’unghia sembrerebbe; ma la luce della sala non aiutava.
X arriva al naso impetuoso ed immediato, quasi un pò ruffiano, con profumi di ciliegia e un pochino di frutti di bosco (lampone?); insomma al naso, si presenta con profumi definiti.
In bocca, è un poco tannico, ma non violento.
Y, invece, di più ad uscire dal bicchiere, sembra spettinato, intimidito; o forse, deve solo stiracchiarsi un pò, prender le misure.
Ma forse devo solo decidere cosa sarà da grande, come un ragazzotto in divenire uomo.
Pian piano arrivano la ciliegia, la marasca e qualcosina di agrumato; poco accentuato, al primo naso.
Non è ruffiano, ecco, a differenza di X. Ha i suoi tempi e il suo modo di farsi scoprire.
X è impattante, da subito, ma poi si ferma lì; belle note, bouquet variegato, bella bocca, ma alla fine non cambia.
E’ ordinato, ricco, ma è sempre uguale a se stesso. Bello, affascinante, ma uguale a se stesso. Non è banale, ma è come se giocasse a carte scoperte, come se nel giro di una mezz’ora ti avesse detto tutto di sè. Insomma, non intriga. Piace, entusiasma, ti vien voglia di continuare a berlo, ma non ha mistero, come se giocasse a carte scoperte, come non ci fosse più niente da scoprire.
Y è diverso, decisamente; meno sfacciato, più impacciato, più introverso. E’ affascinante e, secondo me, a riassaggiarlo, dopo una mezz’ora, dopo un’ora,saprà dare molto di più. Insomma, sa evolvere.
Ecco la differenza: X è una fotografia, un’istantanea; Y non è un’immagine statica, ma un continuo divenire.
Paolo ci ha svelato quale dei due è ottenuto da lieviti selezionati, ma non lo riporto; è evidente che il vino ottenuto con lieviti selezionati è….

C’è sempre un po’ di confusione quando si parla di comunicazione; comunichiamo tutti, ogni momento della nostra giornata: una parola, una frase, un sorriso, uno sguardo, un gesto.
Ma occuparsi professionalmente di comunicazione è qualcosa di ben diverso: intervengono concetti come pubblici, strumenti, messaggi lanciati, messaggi percepiti, e tanti altri che è davvero difficile spiegare in poche parole.
Riordinando il mio sito, mi sono resa conto di aver dato per scontato certi concetti parlando di comunicazione strategica, ufficio stampa e relazioni pubbliche; così ho pensato di aggiungere una pagina (servizi) in cui dettagliare le cose che si possono fare; una carrellata sicuramente non esaustiva, ma che aiuterà a capire non solo come lavoro ma anche cosa, praticamente, è possibile fare per comunicare al meglio un’azienda, un prodotto, un evento.
Il termini servizi è bruttino, ma ‘le cose che posso fare per voi’ era troppo lungo come title di pagina…


Non si vive di solo finger food…e meno male, anche se è un mangiare simpatico.
E così Sandra, meglio conosciuta nel web come UTDZ (Un tocco di zenzero), la food-blogger di Torino, ha pubblicato questo ricettario semiserio, la cui anteprima è disponibile su Blurb
Cuoca a domicilio, maestra di cucina, consulente gastronomica e blogger.
Un ricettario sotto l’albero di Natale ci sta proprio bene, magari accompagnato dagli altri simpatcici accessori che Sandra ha realizzato per l’occasione.

Non so perché ma Novembre sta diventando il mio mese nero, lavorativamente parlando; ogni anno mi capitano situazioni non sempre piacevoli, mazzate tra capo e collo e una buona manciata di delusioni.
Non riuscendo mai, per carattere, a scindere la sfera professionale da quella personale, certe cose si traducono in stati d’animo, emozioni, pensieri.
Seguono così forzate riflessioni alle quali, non sempre, seguono logiche conclusioni.
Ma questa volta ad una sono arrivata, e non mi piace.
Quando due anni e mezzo fa ho scelto di dedicarmi esclusivamente al settore della comunicazione del vino, l’ho fatto per passione, quella vera, quella che quando ti prende non puoi farci niente. Comunicazione e vino, sono per me, qualcosa di speciale: non sono solo lavoro, sono qualcosa che va oltre. Come se la fusione di due passioni in un’unica cosa, amplificasse.
Iniziando questo nuovo capitolo, ho ragionato sul cosa e sul come poter mettere a disposizione le mie competenze e la mia professionalità. La prima scelta che ho fatto, ragionata, è stata quella di entrare nello scenario come consulente libero professionista, ovvero libera da legami vincolanti con strutture (come le agenzie o le varie società), che avrebbero condizionato il mio modo di lavorare, ma soprattutto che avrebbero aggravato, in termini di costi, la mia attività.
Ho pensato che sarei stata decisamente più competitiva, avrei potuto muovermi più liberamente, senza le briglie di gerarchie, mansioni predefinite, paletti che avrebbero anche potuto limitare, in parte la mia creatività.
Ero ben consapevole che avrei pagato lo scotto del non essere persona nota, ma ho avuto la leggerezza di pensare che avrei compensato con la professionalità, la disponibilità e la passione.
Essere e presentarsi da sola, parlando in prima persona, non significa però agire e operare da sola, modello jolly; significa, nel mio caso, creare una rete di professionisti ai quali appoggiarsi a seconda della necessità. Una rete on demand, per utilizzare un termine moderno.
Significa soprattutto entrare a far parte del gruppo che è l’azienda con la quale inizi ad interagire: significa condividere momenti, situazioni, successi ed insuccessi. Significa diventare un noi.
Ma mi sono resa conto che non sempre la professionalità ( anche se riconosciuta) basta; servono degli accessori. Servono uno studio dove ricevere, la placca sulla porta, serve dire ‘faccio preparare la fattura’, serve qualcuno che risponda al telefono al posto tuo.
Il fatto stesso di dire che lavori da casa ( situazione che oltre a conciliare ragioni familiari, ti permette di non dover addebitare i costi di affitto nella parcella del cliente), quasi automaticamente ti fa rientrare nella categoria ‘cantinaro’.
Tradotto, si aprono meno porte di quelle che vorresti e di cui avresti bisogno; già è faticoso far comprendere che la comunicazione e le rp sono vere e proprie attività, alla pari della produzione, della commercializzazione, dell’amministrazione; far comprendere che non sono attività accessorie, ma fondamentali.
Mi sono quindi trovata a dover riflettere su questa cosa. Diciamo di volere l’essenziale, la sostanza, ma poi non rinunciamo agli orpelli.
Ho sempre creduto nell’efficienza, intesa come miglior prodotto/servizio al minor prezzo; efficienza che si basa anche sull’ottimizzazione di tempo e risorse.
Comprendo la ricerca della gratificazione personale attraverso i cosiddetti status symbol: l’abito, l’auto, la borsa, lo smartphone, l’oggettistica, etc.
Comprendo e in parte condivido, perché facciamo parte di una società che, giusta o sbagliata, funziona così; ma non comprendo quando si parla di lavoro, di professionalità.
In questo ambito dovrebbero prevalere logiche diverse, produttive, imprenditoriali.
So quanto conta l’immagine, quanto conta l’impressione che si riesce a dare di sé; ma bisogna andare oltre, riuscire a sganciarsi da logiche squisitamente commerciali e arrivare alla sostanza.
La sostanza è fatta dal contenuto, dal quanto si vale e dal quanto si riesce a dare. Il resto sono solo accessori…
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